L’Arco dei Gavi è un monumento di Verona che fu costruito per celebrare una delle famiglie più importanti della Verona romana, la gens Gavia. Fu commissionato all’architetto Lucio Vitruvio Cerdone e venne eretto intorno la metà del I secolo d.C. : l’Arco sembrerebbe essere stato costruito nel tardo periodo augusteo o nella prima età tiberiana, segue gli archi di Aosta, Susa, Rimini, Pola e precede la Porta Aurea ravennate, gli archi di Tito a Roma, di Traiano ad Ancona e a Benevento.
In origine era posto sulla via Postumia adiacente a Castelvecchio, poco distante dall’attuale Torre dell’Orologio. In epoca comunale venne poi costruita una cinta muraria che inglobava l’arco, in modo da utilizzarlo come porta urbica.
Nel ‘500 vi furono quindi addossate delle costruzioni e vi si insediarono alcune botteghe. Fu molto studiato dagli artisti e dagli architetti che si ispirarono per la rinascita dello stile classico, tra tutti Andrea Palladio. Nel 1805, durante l’occupazione napoleonica, il Genio Militare francese ne decretò la demolizione per migliorare la transitabilità sul corso, ritenendo l’arco d’intralcio al traffico (soprattutto militare). Le pietre del monumento vennero prima spostate in Piazza Cittadella, poi negli arcovoli dell’Arena, in attesa che qualcuno pensasse alla sua ricostruzione. Si lasciò allora in loco la parte rimasta interrata nel corso dei secoli, della quale nel 1814 furono abbattuti basi e imoscapi; quindi, per la nuova selciatura della strada, nel 1829 fu distrutta quasi tutta la parte superiore del piedistallo.
Fu infine ricomposta nel 1932 (grazie anche all’impegno di Antonio Avena) con alcuni dei blocchi originali ma in maniera alquanto pesante.

